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Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria

La chiesa di Santa Caterina d’Alessandria costruita nel 1700, fu una delle ultime opere di Ferdinando Fuga ed è stata seriamente danneggiata dal potente terremoto che ha colpito la città dell’Aquila nel 2009. La chiesa è caratterizzata da un impianto centrale ellittico con un perimetro di oltre 90 m e un’altezza massima alla cupola di circa 20 m; riccamente decorata con stucchi e rifinita con una lanterna completamente crollata. L’intersezione dell’ellisse con una matrice geometrica allungata dà luogo a una serie di vani di notevole apertura, il più profondo dei quali risulta essere quello dell’altare maggiore, in contrapposizione immediata con il vano d’accesso, più contenuto. In corrispondenza dell’asse trasversale si aprono due larghe porte che introducono, a sinistra, alla sacrestia, che si presenta come un ampio vano con volta decorata a stucchi e, a destra, alla parte destinata a vestibolo e rappresentanza dell’antico convento annesso, ora riproposta nella volumetria originaria.

Da una prima analisi del danneggiamento causato dal sisma all’intero complesso, la chiesa risultava diffusamente e gravemente lesionata in tutte le sue murature portanti; i punti di maggiore criticità erano nella cupola, percorsa da numerose lesioni e interessata dal crollo della porzione sommitale della lanterna, e la facciata principale che mostrava un distacco dal resto della struttura con ribaltamento verso l’esterno. Tra i meccanismi di collasso erano evidenti, nelle pareti laterali, quelli di taglio e alcune vistose lesioni che si sommavano alle risposte longitudinali e trasversali negli archi e nelle volte.

Il progetto di recupero e miglioramento del complesso di Santa Caterina parte dalla necessità di operare ampie riparazioni, diffuse su tutte le strutture verticali, per ridare continuità e portanza alle pareti. L’intervento fondamentale è stato quindi identificato nello scuci-cuci, accompagnato a iniezioni di miscele consolidanti, da eseguirsi sulla maggior parte della struttura. Tale scelta è stata fatta per garantire, fin dove possibile, il rispetto delle tecniche tradizionali e l’uso di materiali omogenei a quelli esistenti. Inoltre nell’ambito di interventi di tipo tradizionale, si sono individuate ulteriori opere di ripristino, quali la sostituzione del tetto in esistente deteriorato ed in parte crollato con un nuovo tetto in legno, la ricreazione della lanterna sommitale, il posizionamento, ove possibile, di tiranti metallici, l’incremento di resistenza mediante l’impiego di SFRP su elementi di pregio, la realizzazione di cordoli perimetrali in acciaio ed il consolidamento delle volte e degli archi in muratura mediante fibre d’acciaio su matrice di malta di resina.

Ai fini di riportare il bene architettonico alla sua funzione sociale e culturale e restituire alla città di L’Aquila un monumento fondamentale per la vita cittadina, il progetto parte da un’attenta perizia che attesti l’entità dei danni subiti dal complesso, la natura e la quantificazione degli interventi da eseguire per rimuovere lo stato d’inagibilità a seguito del sisma. Il progetto, nel suo complesso, costituisce pertanto un’azione propedeutica alla più vasta opera di ricucitura spazio-temporale del patrimonio artistico dell’intero territorio tragicamente provato, concorrendo all’apertura di una nuova fase della vicenda edificatoria di una delle città storiche più significative d’Italia.

Luogo

L'Aquila

Anno

2012

Stato

Realizzato

Committente

Consorzio Santa Caterina